Marco Ciot

Nato a Pordenone nel 1988, ho intrapreso il percorso di studi “scientifico”, al liceo, terminato nel 2007.

Non sapendo bene quale indirizzo prendere, dopo il liceo mi misi a studiare quello che all’epoca mi sembrava il migliore compromesso: scienze politiche. Siamo a Trieste, dal 2007 al 2011.

La cosa mi piacque molto, così dopo la triennale, mi trasferii a Torino per approfondire la mia preparazione in cooperazione, ambiente e sviluppo. Nel 2014 mi laureai, e la mia tesi fu talmente apprezzata che nel 2016 venne pubblicata, dopo il primo premio del concorso Laura Conti.

Dopo Torino, l’estero.

2014-2015: Italia, Moldavia, Romania. Ho partecipato a differenti progetti relativi alla sostenibilità ambientale e alla biodiversità.

2015 – 2016: Brasile. Qui ho lavorato a strettissimo contatto con gl* ultim*, trovandomi in prima linea a fianco del personale della Caritas Diocesana di Crateus – CE, nel Nordest del Brasile.

2017-2018: Ecuador. Quito e Amazzonia. Qui ho lavorato, ricercato, scritto, denunciato gli abusi delle società petrolifere nella foresta amazzonica popolata dalle popolazioni originarie.

2019 – 2020: Colombia. Bogotà e Quibdò. Ho lavorato un anno come Observador Internacional de Paz. Missioni di accompagnamento internazionale in zone di conflitto armato.

2020: pandemia, ritorno a Pordenone.

Dopo molti anni all’estero, nell’invero nel 2019 presi una decisione importante: NON rinnovare il mio ultimo contratto di Observador Internacional de Paz. Questo voleva dire un a sola cosa: casa e lavoro d’impresa. Ero pronto? Sicuramente no.

La scelta di tornare è stata presa per una serie molto lunga di ragioni. Sia personali, che professionali e, non ultime, esistenziali. Non è stata una scelta facile.

Accompagnato dalla mia famiglia, da Isabel, dagli amici, sono rientrato. Il cambiamento è stato forte. Radicale. Ma a distanza di due anni, non poteri essere più felice della mia scelta.

Una delle idee che mi spinse a tornare era la seguente: consapevole della migrazione di giovani dall’Italia (per le ragioni che tutt* conosciamo!), mi sono chiesto: “quali benefici potrei portare a casa? Come la mia esperienza potrebbe rivelarsi utile, fruttuosa, produttiva, in un contesto a me alieno?“.

All’inizio non sapevo rispondere a queste domande. Ero molto spaventato, nervoso.

Con il tempo, con centinaia di confronti tra pari, con i primi risultati positivi… ho iniziato a vedere più chiari i contorni di quello che nella mia testa era solo uno schizzo indefinito.

Credo che una delle più grandi potenzialità che possediamo come esseri umani, sia la capacità di aiutarci l’un l’altro. La capacità di instaurare relazioni, rapporti, cooperazione, per il raggiungimento di obiettivi comuni.

Questa è una delle cose che credo di fare meglio: organizzazione, pianificazione, raggiungimento della meta. Qualunque meta si tratti. Ma ho imparato che farlo da solo non ha senso. Ed è molto difficile. Ogni cambiamento, ogni vero risultato, si ottiene in squadra, si ottiene per l’altr*. Si ottiene per tutt*. Dalle azioni più piccole e banali, a quelle più difficili e importanti.

Che tu sia un grafico, una dirigente, un casalingo o una segretaria… dobbiamo cercare di aprirci. Di ascoltare. Di guardare. Di rispettare. Di aiutare.

Tornato a Pordenone (pandemia permettendo) sto riscoprendo vecchi contatti, ne sto creando di nuovi. Relazioni. Connessioni. Potenzialità. Contatti, persone e opportunità che all’estero non avrei potuto creare e che stavo rischiando di perdere per sempre. Si tratta di piccole squadre in settori più disparati: cooperazione, volontariato, solidarietà, economia, associazionismo, cultura.

Piccolo dettaglio che non ho dimenticato ma va citato. Da quando sono tornato in Italia, il mio lavoro principale è la gestione dell’impresa di famiglia. Che cerco di portare avanti e migliorare secondo la mia filosofia, secondo la mia visione. Si tratta di un Hotel in provincia di Pordenone.

Oltre a questo, continuo a dedicarmi a molte altre altre cose, tanto che nel febbraio 2022 ho aperto una partita iva per poter lavorare liberamente, facendo del win-win, non solo la mia forma mentis, ma anche una potenziale fonte di ingressi.

Credo fermamente che il mondo abbia bisogno di nuove generazioni, di nuovi punti di vista, di più umiltà, di visione d’insieme. Solo così, potremo affrontare con successo le tantissime sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni. Cambiamento climatico in primis.

Omnia Sunt Communia

Grazie per aver letto fino alla fine

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