Mario Paciolla

Mi chiamo Marco Ciot, sono stato per anni impegnato nella cooperazione sia in Italia che all’estero.

Ho conosciuto la tragedia colombiana lavorando come Osservatore di Pace per un’organizzazione svedese tra Bogotà e Quibdó.

Sento il bisogno di scrivere quanto segue

Non ho mai conosciuto Mario Paciolla, ma leggere la sua storia mi ha tolto il fiato. 

Praticamente stessa età. Percorso di vita molto simile. Italiani all’estero, come tanti. 

Ma Mario adesso è morto. In circostanze molto sospette, in Colombia. 

Un Paese da decenni martoriato dai conflitti interni, che non trova la Pace neanche dopo la firma di un Accordo di Pace (valso il Nobel all’allora presidente Santos) tra il Governo e le FARC, nel 2016. 

Anzi, dopo questo accordo, alcune zone della Colombia sono ancora più pericolose di prima. Perché la Colombia è una terra ricca, ricchissima. E gli interessi per controllarla sono diversi: gruppi armati illegali di “sinistra”, di “destra”, Esercito, paramilitari, narcos. Tutti con un interesse comune: controllare la Terra. Che sia per coltivare (coca, marijuana), per estrarre minerali (oro, argento), per disboscare o come corridoio strategico per la commerci illegali (Colombia è l’unico stato sudamericano ad essere toccato sia dal Pacifico che dall’Atlantico)… E lì in mezzo noi. Volontari e volontarie, lavoratori e lavoratrici con esperienza, più o meno giovani. Tutti diversi, ma con la testa piena di idee e il cuore pieno di speranza per un futuro migliore. Un futuro più giusto per tutti. Soprattutto, un futuro senza guerra e morte. 

La notizia  –  a cura di Giulia Parodi 

Mario Paciolla, 33enne di Napoli, è stato trovato morto il 15 luglio 2020, presso la sua abitazione a San Vicente de Caguán – dipartimento di Caquetá, pochi giorni prima del suo rientro in Italia, previsto per il 20 di luglio. 

San Vicente de Caguán, dipartimento de Caquetá, Colombia

Mario era impegnato nella missione delle Nazioni Unite con il compito di verificare (Misión de Verificación) l’avanzamento dell’Accordo di Pace tra governo nazionale e FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), siglato nel 2016.

Le prime notizie hanno ipotizzato un suicidio, ma questa ipotesi è stata messa in discussione dai famigliari per le circostanze oscure dell’evento: Mario, nei giorni precedenti al suo ritrovamento, avrebbe espresso alla madre la sua preoccupazione per un “brutto guaio” in cui si era cacciato.

Colpisce il dettaglio espresso dall’amica di Mario, Claudia Julieta Duque sulla lettera pubblicata il 22 luglio

“semanas atrás habías desasegurado el candado que protegía la reja del techo que daba a la azotea del pequeño edificio donde vivías, en prevención “por si alguien” venía por ti”

Claudia Julieta Duque, El Espectador

“settimane fa avevi sbloccato il lucchetto che chiudeva la ringhiera del tetto che dava sulla terrazza del piccolo edificio dove vivevi, “nel caso che qualcuno” venisse a cercarti”

Il fatto lascia grandi punti interrogativi e la necessità di conoscere la verità su ciò che è accaduto veramente al giovane. 

Con questo breve articolo vorremmo aiutare a diffondere la conoscenza dell’accaduto ai nostri lettori nel ricordo del ragazzo ed invitare a sostenere l’appello che è stato lanciato dalla città natale del giovane, appoggiato da Europaz, Rete Accademica per la Pace in Colombia, e da InDifesaDi per chiedere giustizia per Mario.

Per concludere, una citazione

Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e cammina a testa alta muore una sola volta

Giovanni Falcone

e una canzone

che racconta con parole semplici ma incisive la sofferenza di un Paese tanto tragico quanto hermoso:

Herencia de Timbiquí, Coca por coco